Un argomento sempre attuale è quello dell’assenteismo, ovvero l’assenza del dipendente dal posto di lavoro per un periodo più o meno prolungato, per propria volontà o per cause non giustificate. Accade spesso che lo stato di malattia dichiarato serva invece a poter sostenere una seconda attività lavorativa, si parla in questo caso del cosiddetto doppio lavoro.

 

Tutti i dipendenti hanno dei diritti tutelati dal contratto di lavoro e dallo Statuto dei lavoratori, indubbiamente potersi assentare in caso di malattia rientra tra questi, tuttavia, l’utilizzo inappropriato di questo diritto e l’approfittarsi della tutela che, azienda da un lato ed Istituti Previdenziali dall’altro garantiscono in questi casi, ha delle ripercussioni negative a livello economico, ma anche sociale.

 

Verificare l’attendibilità di un lavoratore, soprattutto nei casi di assenza prolungata, è in primis una tutela per l’azienda, ma lo è anche per tutta la collettività che si sacrifica per mantenere un costoso sistema di welfare, del quale, alcuni usufruiscono ingiustamente, riducendone le già scarse risorse a disposizione. L’articolo nr. 5 dello Statuto dei lavoratori disciplina gli accertamenti sanitari, stabilendo che il datore di lavoro può svolgere dei controlli sulle assenze dei propri dipendenti.

 

Per questo, oltre ai servizi ispettivi degli istituti previdenziali, il datore di lavoro può avvalersi della collaborazione di un’agenzia investigativa, possibilità quest’ultima, garantita anche dalla normativa sulla privacy.

Le indagini svolte dalla nostra agenzia avranno l’obiettivo di accertare se, durante il periodo di malattia, anche al di fuori dell’orario di visita, il dipendente presti altra attività lavorativa o compia delle attività che ritardino la guarigione o che con essa siano in completo contrasto (come possono essere ad esempio le attività sportive).

 

La nostra agenzia si occuperà di accertare il tutto, debitamente documentato e fornirà quindi al datore di lavoro le prove che autorizzino il licenziamento per giusta causa, come più volte confermato dalle sentenze della Cassazione.